Il premio Nobel Al Gore, sfidando la neve ed il ghiaccio di Washington, ha ammonito ieri il Congresso americano che il riscaldamento del pianeta sta per raggiungere un punto di non ritorno, che può provocare danni irreversibili all'ambiente. Gore ha detto che in trattato internazionale sulla crisi climatica deve essere raggiunto "entro quest'anno".
L'ex-vicepresidente Usa, nella sua testimonianza alla Commissione Esteri del Senato, ha affermato che gli Stati Uniti "stanno prendendo a prestito denaro dalla Cina per comprare petrolio dal Golfo Persico bruciandolo in un modo che distrugge il nostro pianeta: tutto questo deve cambiare".
"La nostra casa, la Terra, è in grave pericolo – ha detto Gore – Stiamo rischiando di distruggere le condizioni che consentono la nostra vita sul pianeta". Gore ha osservato che la situazione è complicata da altre due crisi che si intrecciano alla prima: "la più grave crisi economica dagli anni '30'' e la "minaccia alla nostra sicurezza nazionale". Un punto comune ai tre problemi, secondo Gore, è la dipendenza degli Usa dal petrolio.