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23-07-2009 Famiglia Cristiana interviene sull'annunciato ritorno al nucleare

"Famiglia Cristiana" in edicola questa settimana interviene sull'annunciato ritorno al nucleare. "Vorremmo segnalare la circostanza che nessuna delle obiezioni che hanno indotto gli italiani a rinunciare al nucleare e' stata rimossa. Il premio Nobel Carlo Rubbia, che pure non e' contrario al nucleare, ha avvertito che la generazione attuale di centrali, del tipo cioe' che costruiremo in Italia, e' la piu' costosa e la piu' pericolosa. Ma anche superando questa obiezione, e' realistico pensare che un ritorno al nucleare oggi sarebbe di grande utilita' per il Paese?" si chiede Guglielmo Nardocci, il giornalista parlamentare del settimanale che firma il commento.
 
"Cosa e' cambiato nel frattempo da indurre il Governo a lanciare un nuovo proclama nucleare? Nulla, esattamente nulla: costruire una centrale nucleare era e resta costosissimo - si legge su 'Famiglia Cristiana'- oltre al fatto che la costruzione di una centrale richiederebbe molti piu' anni di quanto non si dica. Il Governo fa una stima di dodici-tredici anni fra autorizzazioni, permessi vari e tempo di realizzazione. Ma previsioni piu' attendibili parlano di almeno vent'anni".
  
"Dice l'attuale ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, che gli elettori residenti nelle localita' dei vecchi siti nucleari votarono 'si'' nel referendum, ma come mai allora tutte le Regioni che si sono espresse dopo la decisione del Governo di tornare al nucleare, hanno detto 'no', comprese quelle governate dalla destra? ", chiede 'Famiglia Cristiana' che aggiunge: "Come mai, mentre da un lato si sprecano elogi per Barack Obama che punta tutto sulle opportunita' dell'energia pulita e l'ambiente, noi torniamo indietro?".
 
Inoltre, prosegue il settimanale cattolico, il ministro Tremonti ha dichiarato di non avere risorse per il nucleare, cosi' "quel che il popolo italiano rifiuto' con referendum alla fine degli anni Ottanta sull'onda della tragedia di Chernobyl dell'aprile 1986, rientra ora dalla finestra grazie a una politica degli annunci che, all'insegna dello slogan 'il Sessantotto e' finito', dovrebbe restituirci una scuola che ci rassicura se torna a bocciare, maggiore sicurezza, e persino il Ponte di Messina per il quale tutti hanno belle parole e la tasca vuota. Aggiungiamo noi che, fra le tante cose che la fine del Sessantotto dovrebbe restituire al Paese, la piu' importante dovrebbe essere una certa serieta' e una qualche coerenza fra gli annunci e le cose che, effettivamente, si faranno".