Clamoroso autogoal dell’Italia alla vigilia dalla chiusura del vertice Onu sul clima. Legambiente denuncia come, proprio nel giorno in cui a Copenaghen è previsto l’intervento ufficiale del nostro Paese, affidato al ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, a Roma la Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale dello stesso ministero è convocata in seduta plenaria per dare il via libera a una mega centrale elettrica a carbone da 1320 megawatt a Saline Joniche in Calabria. Insomma, mentre le rappresentanze di 193 Paesi sono riunite per decidere come ridurre le emissioni di anidride carbonica che soffocano il pianeta, il governo italiano sceglie di perseverare sulla via del combustibile fossile più inquinante in assoluto.
“Bisogna invertire la rotta - dichiara Edoardo Zanchini, responsabile energia e clima di Legambiente -. Chiediamo al governo italiano una svolta a trecentosessanta gradi nelle politiche energetiche e climatiche. Quale può essere la credibilità di un Paese che a Copenaghen recita la parte di chi vuole un impegno globale nella riduzione dei gas serra e nello stesso giorno a Roma prende decisioni che hanno un così devastante impatto sul futuro del clima?”.
La futura centrale a carbone di Saline Joniche si aggiunge a quelle già esistenti e ai tre progetti approvati negli ultimi dodici mesi: le centrali di Vado ligure, Fiume Santo e Porto Tolle. Se si sommano le emissioni di questi impianti a quelle della centrale di Civitavecchia (che entrerà nel 2010 a pieno regime) le emissioni aggiuntive raggiungono i 31 milioni di tonnellate. E non finisce qui, perché se si considera il progetto presentato a Rossano Calabro, l’opzione carbone complessivamente potrebbe costare al nostro paese un aggravio di 37,7 milioni di tonnellate, pari alle emissioni di un intero paese come il Marocco o la Nuova Zelanda.
L’Italia con questa scelta punta ancora sul passato: il carbone, nella produzione elettrica, è la fonte più inquinante e inefficiente in assoluto. Basti dire che, nel nostro Paese, le centrali a carbone esistenti contribuiscono per il 14% alla produzione di energia elettrica ma sono responsabili di oltre il 33% delle emissioni generate da tutto il comparto.
“Altro che le favole sul carbone pulito - prosegue Zanchini - e la propaganda sullo stoccaggio dell’anidride carbonica, non prevista e impossibile per le emissioni prodotte da questi impianti. L’unica certezza è che l’Italia si allontana con queste decisioni dall’impegno europeo di lotta ai cambiamenti climatici”.