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Il Governo uccide le rinnovabili

Newsletter numero 21_marzo 2011

Il Consiglio dei ministri ha dato via libera al decreto legislativo sulle energie rinnovabili. Ecco in sintesi cosa contiene il decreto formulato in 43 articoli e quatto allegati tecnici. Scompare il tetto degli 8.000 MW agli aiuti al fotovoltaico dal testo del decreto legislativo sulle rinnovabili. Entro la fine di aprile sarà reso noto il nuovo regime di incentivi, che entrerà in vigore dal prossimo giugno. Nel testo del decreto si legge che ''l'incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici per i quali l'allacciamento alla rete elettrica abbia luogo successivamente al 31 maggio 2011 e' disciplinata con decreto del ministro dello Sviluppo Economico, da adottare, di concerto con il ministro dell'Ambiente, sentita la Conferenza Stato-Regioni, entro il 30 aprile 2011''. In particolare, nel decreto si terra' conto dei seguenti principi: ''determinazione di un limite annuale di potenza elettrica cumulativa degli impianti fotovoltaici che possono ottenere le tariffe incentivanti; determinazione delle tariffe incentivanti tenuto conto della riduzione dei costi delle tecnologie e dei costi di impianto e degli incentivi applicati negli Stati membri dell'Unione europea; previsione di tariffe incentivanti e di quote differenziate sulla base della natura dell'area di sedime''.

Per quanto riguarda il fotovoltaico in agricoltura, il testo pone il limite del 10% sui terreni agricoli sarà possibile produrre al massimo 1 MW di energia fotovoltaica e utilizzare per gli impianti di produzione non più del 10% del terreno coltivabile. Un provvedimento fortemente voluto dal ministro delle politiche agricole, Giancarlo Galan. Entro il 2017 arriva l'obbligo del 50% di energia 'verde' per i consumi di acqua calda sanitaria, riscaldamento e 'raffrescamento' per le abitazioni italiane. L'articolo 9 sottolinea come ''i progetti di nuova costruzione ed i progetti di ristrutturazioni rilevanti degli edifici esistenti prevedono l'utilizzo di fonti rinnovabili per la copertura dei consumi di calore, di elettricità e per il raffrescamento''.

Nella parte degli allegati, viene invece spiegato che gli impianti di produzione di energia termica ''devono essere realizzati in modo da garantire il contemporaneo rispetto della copertura del 50% dei consumi previsti per l'acqua calda sanitaria e delle seguenti percentuali della somma dei consumi previsti per l'acqua calda sanitaria, il riscaldamento e il raffrescamento”. Un successivo provvedimento dovrà rimodulare le soglie e gli incentivi a scalare. Immediata la risposta delle associazioni Aper, Asso Energie Future, Assosolare e Anie-Gifi secondo cui il provvedimento presenta profili di incostituzionalità e che si sono appellate al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinché ''non firmi il decreto legislativo'' sulle rinnovabili approvato dal Cdm.

Secondo l'avvocato che ha ricevuto il mandato dalle associazioni, Stefania Piscitelli, sono sostanzialmente quattro i punti da rivedere. In particolare la legittimità costituzionale dell'articolo 25 ai commi 9 e 10 del decreto legislativo: in un solo articolo, afferma l'avvocato, ''vengono violate un enorme numero di norme costituzionali'' con in riferimento ''alla riduzione da tre anni a tre mesi dei tempi per poter ricevere gli incentivi''. Inoltre, ''viene violata l'intesa con le Regioni'' raggiunta su un testo diverso da quello approvato in Cdm. C'è nel testo anche ''un eccesso di delega'' con riferimento all'articolo 76 della Costituzione, e in più si viola ''la Carta dei diritti europei in seno alle aspettative'' delle persone.

Secondo Legambiente “con il Decreto Romani sono stati stravolti gli obiettivi della Direttiva europea, ma la mobilitazione di cittadini e aziende e l'intervento della Ue impediranno che si fermi lo sviluppo delle fonti pulite in Italia”. Il decreto avrà effetti gravi e dannosi sulle rinnovabili in Italia, visibili già nel 2011. “Per il solare fotovoltaico - spiega Edoardo Zanchini, responsabile energia e infrastrutture di Legambiente -, imprenditori e cittadini sono lasciati nella più totale incertezza. Solo chi ha già i cantieri aperti e finirà entro maggio avrà sicurezza sugli incentivi. Da giugno entrerà in vigore un nuovo sistema con tariffe più basse ma anche un ‘limite annuale alle installazioni’ che non darà garanzie che vuole investire. Per eolico, biomasse e idroelettrico la situazione è ancora più grave, visto che è prevista l’introduzione di un fallimentare sistema di aste al ribasso, che in passato ha già dato risultati scadenti, e solo a uno sconto sul taglio retroattivo agli incentivi, passato dal 30 al 22%”.